Accessibilità dei siti web della Pubblica Amministrazione Locale

È cambiato qualcosa nella realtà quotidiana anche per i deversamente abili? Oppure si è trasferito solamente il contenuto dalla carta al digitale?

L'utilizzo dell'informatica da parte della Pubblica Amministrazione Locale (PAL) appare ancora molto limitato. È quanto emerge dal primo rapporto Assinform (Associazione delle aziende di informatica, telecomunicazioni e dei servizi aderente a Confindustria).
Si tratta di un'indagine svolta presso 500 Enti Locali, in rappresentanza dell'universo di tutte le Regioni, Province, Comuni e Comunità Montane presenti sul territorio nazionale. Dai dati emerge anche un forte squilibrio nella spesa per l'informatica e le telecomunicazioni tra grandi e piccole amministrazioni; si evidenza in maniera più netta considerando la spesa per abitante nei Comuni: 13 euro nei Comuni con oltre 100 mila abitanti e 5,5 euro in quelli con meno di 1000. Per altro la quota maggioritaria di questi ultimi è al Sud, evidenziando il divario tra Mezzogiorno e resto d'Italia.
L'indagine ha rivelato anche che al copertura di Internet è quasi totale ma non esistono ancora reti interne (LAN) che permettono l'interoperabilità tra i sistemi interni all'Amministrazione e gli altri Enti presenti sul territorio. Così come scarsi sono i collegamenti alla RUPAR (Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione Regionale). I principali freni all'investimento ICT non sono ascrivibili però solo ai vincoli di spesa, ma anche alla scarsa sensibilità informatica degli Enti, che stentano a percepire l'utilità delle nuove tecnologie per l'ammodernamento delle proprie strutture interne. La scarsa integrazione sia a livello interno sia tra enti operanti sullo stesso territorio, unitamente alla bassa percezione da parte dei Comuni, del ruolo delle Regioni come motore dell'innovazione non fa che peggiorare la situazione. Si aggiunga che non esiste in generale una cultura dell'innovazione presso il management e il personale della PAL, sono poco diffusi gli standard di interoperabilità e di cooperazione.
Non bisogna dimenticare di discutere in modo aperto e condiviso, tra rappresentanza pubblica e privata, temi come il "riuso" e i "centri servizi territoriali": occorre far emergere in maniera chiara i casi di eccellenza e i "best practises", che comunque ci sono laddove si è ad esempio riusciti a migliorare l'integrazione tra applicazioni dello stesso Ente oppure l'interoperabilità fra sistemi similari ma in Amministrazioni diverse. Sebbene le PAL dichiarino di prendere in considerazione le esigenze della collettività e delle imprese, in realtà utilizzano applicazioni principalmente per soddisfare esigenze interne: contabilità finanziaria; anagrafe; protocollo; contabilità economico-patrimoniale e tributi.
Anche l'utilizzo di portali di servizio ai cittadini e imprese risulta scarso: i siti dedicati a queste attività mancano, infatti in oltre il 70% dei Comuni, dimostrando il "ritardo tecnologico" che tutt'ora sussiste nonostante le lodevoli e insistenti iniziative da parte delle Istituzioni Centrali.  Nella progettazione di un sito web, sia pubblico che privato, ci si è posti solamente le possibili domande: è bello, presentabile, accattivante ed anche l'informazione è usabile, accessibile, riusabile e comunicabile per tutti: normodotati e disabili? Quando l'utente della Rete Internet si trova a consultare un sito, in base ai propri sensi ed alla propria preparazione culturale, si confronta spesso con l'usabilità dello stesso.
Per dare una definizione completa di accessibilità è necessario partire da un concetto ad essa vicino, quello di accesso. Il termine accesso universale ha origine in un contesto non direttamente legato al pubblico interesse, venne coniato infatti presso AT& con l'intento di diffondere il servizio telefonico, e quindi il suo uso, in maniera universale. Poter accedere e condividere un'informazione o un servizio ha conseguenze in termini di:
- efficienza: per esempio la possibilità di disporre di informazioni in tempo reale via web può portare a risparmi economici in molti settori: dall'agricoltura alla sanità;
- efficacia: miglioramenti, per esempio, nel sistema sanitario attraverso la telemedicina;
capacità: utilizzare la rete Internet senza le limitazioni attuali sui costi e la banda, permette di creare un nuovo mercato di utenti;
- equità: ossia la distribuzione dei benefici sul sistema sociale, non solo verso le aree remote, ma ovviamente a disabili o a minoranze linguistiche, per esempio.
Quest'ultimo punto, ossia la garanzia di equità, attraverso un accesso che tuteli tutte le fasce della popolazione, collega specificamente tale tema con quello dell'accessibilità. Anche questo può considerarsi alla stregua di un ombrello.
L'accessibilità remota riguarda la possibilità di accedere ad una risorsa informativa a distanza rispetto al luogo in cui essa viene di solito erogata. In questo contesto, si parla più propriamente di capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle attuali conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di strumenti sussidiari. Esistono diverse tipologie di accessibilità: architettonica (in particolare quella dei luoghi pubblici), temporale per esempio riguardo agli orari di apertura al pubblico di un ufficio, burocratica attraverso lo snellimento e al semplificazione delle pratiche amministrative.
A queste tipologie si affianca la questione dell'accessibilità linguistica e culturale, in un paese a dimensione europea (che ultimamente però si è visto negare il diritto alle traduzioni anche in lingua italiana della documentazione della UE, oramai solo in inglese, tedesco e francese). Presupponendo l'accesso ai documenti elettronici di un sito, utilizzerei diversi applicativi per ufficio, ad esempio KOffice o OpenOffice.org, con il probabile obbligo di prendere in considerazione il tempo a causa delle sue caratteristiche, ad esempio il formato o lo stile, ma con un po' di pazienza e di volontà dell'utente, si potrebbe passare alla riusabilità. Questa si concretizzerebbe nel rendere il documento elettronico di testo in formato aperto ricorrendo ai formati aperti ed accessibili e non proprietari, ad esempio HTML, RTF, TXT e per non escludere i diversamente abili, se fossero necessari altri formati, ad esempio PDF, JPG o GIF, sarebbe necessario accompagnarli con una descrizione accessibile.
L'Open Source offre diverse opportunità in questo senso: stimola positivamente, attraverso chi è addetto all'informazione, alla tematica dell'accessibilità, perché il problema non deriva soltanto dall'applicazione corretta di norme, raccomandazioni, assistenza tecnica, formazione specializzata; chiavi di risoluzione risiedono nella sensibilità generalizzata al tema e nel coinvolgimento significativo del personale pubblico e in primo luogo dei dirigenti che hanno maggiori responsabilità affinché vi sia un'implicita chiarezza e semplicità nell'azione di comunicare. Ma cosa intendiamo per la cosiddetta "utenza debole"? In primo luogo consideriamo i disabili adottando la definizione dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), secondo la quale la disabilità è la riduzione o perdita di una capacità funzionale o dell'attività conseguente a una menomazione, sia di tipo anatomico, psicologico o fisiologico. Possiamo quindi suddividere i problemi di accessibilità in quattro principali categorie:
- disabilità fisiche-sensoriali, non vedenti, ipovedenti (cioè persone che possiedono un residuo visivo oscillante tra 1/10 e 3/10), daltonici, non udenti, utenti con difficoltà motoria nell'uso di mouse o tastiera;
- disabilità cognitiva, derivante dallo scarso apprendimento o da problemi di lettura e comprensione dei testi dovuto ad esempio alla bassa scolarità;
- barriere tecnologiche, connessione lenta, mancanza di plug-in necessari per la consultazione del sito, eccetera. Oggi circa il 32% degli italiani utilizza il Web, ma esiste un 24% di potenziali utenti che lamentano la mancanza di competenze e capacità adeguate per utilizzare Internet. Preoccupante è anche quel 11% di popolazione che viene esclusa da Internet perché non sa cosa sia o quali servizi offre. Anche nel caso di un utente normalmente dotato si può continuare a parlare di difficoltà di accesso, ad esempio derivanti dal mezzo utilizzato, anziché il tradizionale computer, il telefono mobile, un palmare, un chiosco informativo o la WebTV. Nasce quindi l'esigenza di rendere fruibili i contenuti indipendentemente dai dispositivi che l'utente impiegherà: un contenuto, molte presentazioni. Principio che può essere concretizzato adottando i fogli di stile e la separazione dei contenuti, appunto. Il divario tra info-ricchi e info-poveri, altrimenti noto con il termine digital-divide, diventa fonte di nuova emarginazione, che si riflette in maniera compromettente sul contesto politico, culturale e sociale della collettività. A tal proposito il Consiglio dell'Unione Europea nel dicembre 2002 pubblica la Risoluzione "eAccessibility for people with disabilities", che invita gli Stati membri e la Commissione stessa a continuare nell'azione di abbattimento delle barriere di accesso attraverso la promozione di campagne di informazione e progetti tecnologici e l'adozione delle linee guida WAI nei siti della Pubblica Amministrazione. La Pubblica Amministrazione italiana ha cominciato ad adeguarsi da un paio di anni, in una prospettiva sia tecnica che sociale, ridefinendo il concetto di accessibilità dal punto di vista di comunicazione pubblica. È stato appositamente costitutito un sito web: www.pubbliaccesso.gov.it dove si pubblicano articoli e si discute sull'impiego delle tecnologie informatiche a favore delle categorie deboli o svantaggiate, nell'ottica del rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione. Gli strumenti di navigazione dei siti web sono un po' come la segnaletica stradale, poggiano su alcune considerazioni consolidate. In fase di progettazione del sito occorre dedicare grossa attenzione nella disposizione del codice html, separando la presentazione dei contenuti (layout) dall'organizzazione dei contenuti stessi. Le linee guida WAI parlano a tal proposito di "assicurare una trasformazione elegante" delle pagine web. Durante questo processo occorre tenere presente la semplificazione dei contenuti e della navigazione all'interno del sito, pur nel rispetto della loro precisione. Utilizzando l'attributo ALT è possibile fornire l'equivalente testuale a tutte le immagini, descrivendone sinteticamente il contenuto. Per i contenuti scientifici si può corredare l'immagine dell'attributo LONGDESC che rimanda ad un file di testo nel quale l'immagine viene descritta in modo molto dettagliato. TITLE consente di specificare una descrizione della destinazione del collegamento, mentre la definzione del linguaggio principale del documento, all'interno di ogni pagina e del linguaggio relativo, per i termini stranieri, garantisce una migliore fruibilità attraverso i browser a sintesi vocale. L'organizzazione della home page è molto importante e deve prevedere la creazione di aree di contenuto distinte, separando per esempio, la parte riservata (se esiste) da quella di accesso pubblico, il menù di contenuti da quello di navigazione. Se possibile mettere a disposizione anche una mappa del sito stesso e/o un motore di ricerca interno per aumentare l'usabilità. In ogni pagina andrebbe anche messo un indicatore di posizione, che suggerisce al visitatore dove si trova rispetto alla home page o alla pagina precedente, in gergo questa funzione si chiama breadcumbs, ossia briciole di pane. La mappa concettuale è, ossia la rappresentazione grafica dei contenuti definiti e delle relazioni fra di essi è un altro degli strumenti a disposizione per aumentare l'accessibilità; permette di visualizzare le unità di informazione e i collegamenti, dando una visione d'insieme del progetto, delle relazioni fra le pagine e del livello di profondità del sito stesso. Un altro principio perseguito nella progettazione dei contenuti è quello della raggiungibilità, ovvero evidenziare in ogni momento il canale di comunicazione a disposizione del visitatore per entrare in contatto con chi sta dietro al sito; possibilmente contestualizzandolo (se si parla di aspetti amministrativi, permettere di entrare in contatto via e-mail, ad esempio, con chi è responsabile di quel settore, piuttosto che un semplice rimando al solito "[email protected]"). In questo modo le informazioni presentate acquisiscono un riferimento e l'istituzione ne guadagna in reputazione e credibilità. Sul sito del W3C vengono forniti strumenti che permettono di validare grammaticalmente le pagine, all'URL http://validator.w3.org, e la sintassi dei fogli di stile, all'URL http://jigsaw.w3.org/css-validator. Sempre utilizzando gli strumenti di validazione automatici, si possono condurre delle scelte sul contrasto tra colore del testo rispetto allo sfondo (così come raccomandato alla linea guida 2). Sul sito www.vischeck.com si trova uno strumento per valutare una pagina intera o una singola immagine in base a diverse disabilità visive. Mentre su www.juicystudio.com si può verificare la differenza di luminosità e di colore tra due tonalità (ad esempio lo sfondo e il carattere) per comprendere se sia o meno dentro i valori di soglia considerati dallo standard W3C. Rimane una buona pratica l'abitudine dei "vecchi sviluppatori di codice html" di eseguire dei test comparativi mediante i principali browser, come Mozilla Firefox, Internet Explorer o Konqueror, sulle principali piattaforme (Windows, Linux, MacOS) prima della pubblicazione definitiva sul Web. Lo schema del Regolamento di attuazione della Legge Stanca, approvato in via preliminare il 9 luglio 2004, distingue infine tra valutazione condotta tramite verifica tecnica, ossia condotta da esperti sulla base di parametri tecnici, anche con l'ausilio di strumenti informatici, e valutazione attraverso la verifica soggettiva, cioè articolata su più livelli di qualità ed effettuata con l'intervento del destinatario, anche disabile, sulla base di considerazioni empiriche. Bobby è uno strumento appositamente creato per automatizzare i controlli per appurare se una certa condizione è rispettata. Le tre A (AAA) indicano il massimo grado di aderenza alle specifiche sull'accessibilità. Sebbene Bobby permetta di individuare con certezza gli errori indipendenti dal giudizio soggettivo umano: ad esempio segnalando la mancanza di un tag ALT su un'immagine, non è in grado di valutare se il linguaggio usato nel testo sia comprensibile o sintatticamente e grammaticalmente corretto. Per questo motivo mi sento di sconsigliare l'utilizzo di Bobby quale unico strumento per controllare la validità di una pagina web, perché occorre verificare anche i parametri che sfuggono a questo programma.

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